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La rencontre du Vampire

Nulla è come può sembrare

Benvenuto nel mio antro oscuro!

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November 13

“ les chansons obscures "

·         Primo atto di una trilogia poetica dal titolo  les chansons obscuresDi Fr.P.

 

 

 

·         Atto 1° :l’inquisition

 

 

La porta”

 

Dietro la porta il vuoto che avanza,

incontrollabile delirio di un anima sfitta

apparentemente vuota, tiro a bersaglio di una vita

da bruciare.

Io so…che non sei così,

sai?

 in un mondo di favole si ride ancora!

Ritrova l’anima bambinesca che un dì lasciasti per diventar grande,

grande vuol dire solitudine, problemi ed inclinazioni a cose e persone,

grande vuol dire il tempo che scorre impetuoso su di noi.

Arresta quel ticchettio suicida che scandisce ogni secondo del tempo che sfugge,

sfuggevole ed incomprensibile, incomprensibilmente veloce ed inafferrabile come

Il vento e le sue corse.

Avanza nel corridoio oscuro….rimembra!…ricordi?

Ieri ipocrisia aleggiava su di te…..puoi ostacolare il tuo declino,

ora puoi difendere i tuoi sorrisi, le tue virtù.

Apri quella porta, su…entra…sei tu!

Ma ti soffermi e rifletti, in sfuggevoli momenti che momentaneamente tornano ad invadere i tuoi pensieri,

e spensierata credevi che eri.

Con la mente ritorni a pensare,

 in un cespuglio di rose selvatiche le tue carni si lacerano

al passaggio di una giornata che incubo è.

E piangi e ti disperi per i tanti chissà legati a quei tanti ieri,

non hai scelta e mai ne avrai, in equilibrio squilibrato,

mascherata da una maschera che maschera ciò che in realtà sei,

incomprensibile ironia, di questa pazza follia di essere qualcosa

fuori dal normale, fuori dal tempo, aldilà di quella porta chiusa dura d’aprire,

esporsi è guardare, gridare son……….. VIVA!

Che ci vuole!

Prova a danzare con le stelle, tu che stella brillante sei,

non bruciare, non perire,

 il cielo splende se splende il firmamento,

non brillare e poi bruciare nell’oscurità fitta.

Uno sguardo vuoto è tutto quel che rimane,

imprigioni una lacrima in un fazzoletto di carta,

ma il conto non torna, troppe sono, e sgorganti come zampilli d’acqua pura,

arresta quella fonte, per pura che sia si soffre, ci si danna lo stesso.

Sogni elfi maghi e regine ma la tua vita ti reprime, nel deprimente soffio di un’ attimo,

 reprimi il deprimente istinto di sopprimere ogni tua più odiata follia…

non farlo!

ecco!

Dietro quella porta, un mondo fatato,la spietatezza della realtà scompare,

niente più rovesci di medaglie, abbagliata dal sole, la lanci e non la vedi, accecata da un calore

troppo spesso odiato e perseguito…l’hai bandito…

non farlo!

Vestita di fiori ignori i dolori,

tutto ritorna e si compone, all’albeggiar di nuovi giorni,

tiepidi soffi di vento di scirocco accarezzano la tua crine.

La magia dell’essenza umana, riscoprirsi un’ anima per troppo tempo dimenticata,

da troppo tempo odiata.

Liberala!

 da sfogo alle urla che urlano dentro urlando di uscire.

Indossa il vestito più bello,

 stasera si balla,

ballando in un valzer di colori,

ballerai la ballata ritrovata.

Ormai tutto scorre, ma il cuore tuo piange e si dispera

per i tanti chissà legati a quei tanti ieri.

In questa confusione di parole son certo coglierai il mio dolore,

labirinto di frasi sconnesse e scomposte, senza un senso,

ordinate in un disordine spietato,

nella spietatezza che la vita mi donò, donandomi qualcosa per piangere

rimpiangendo rimpianti mai pianti,

non verso una lacrima,

il mio fazzoletto non è umido,

ne una lacrima troverai, troppo antico è il mio dolore,

troppi ricordi…quanto amore.

C’è sempre un senso se si scrive il dolore,

trova il filo conduttore,

l’amore o l’immortalità immorale immolandosi a paladino di una causa persa,

travestito da pagliaccio piangente e sanguinante, funambolo su un filo

teso da me stesso.

Equilibrista di un eterna notte, in equilibrio nella mia squilibrata pazzia.

La nuda realtà è questa qua!

I dolori tramutati in sarcasmo,

l’ironia di una vita troppo cruda da osservare da quel corridoio scuro e lugubre.

Apri quella porta,…… e non pioverà più,

lascia fuori le più disperate malinconie, terribili manie,…..il freddo non ti raggiungerà.

Un passo mia regina, uno ancora,ancor di più,

una piuma e te leggera, al vento d’estate aleggi più su.

Calda e luminosa, danzi in un prato fiorito, inciampi e cadi, ma non una lacrima scorre sul viso tuo,

 troppe volte ferito, il tuo cuore trafitto si salderà, 

adesso si!

 Tra elfi, maghi e reggine, ed ora ti vedo…sorridi!

E te che urli…..son VIVA!

 

·         Spero che queste parole scomposte e apparentemente senza un senso, arrivino alle persone per cui sono state scritte.

·         Non citerò i nomi, nel mio profondo, so benissimo che leggendo attentamente in questa foresta di parole, qualcuno si rispecchierà (almeno spero).

·         Non voglio consensi, anzi….sono cosciente che spesso interpretare le mie prose è un’impresa, ma assicuro che in questa forma di pazzia letteraria ogni cosa ha un significato ed un riferimento (presente o passato).

·         Ora….cogli il significato.

 

                                                                                                                                                                               FR.P.

 

Palermo, 13/11/07                                                                                                                                                                                                                                                       The Vampire Diurn  

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